di Giovanna Di Rosa #Abruzzo twitter@gaiaitaliacom #Coronavirus
Il 10 marzo scorso il Comitato 3 e 32 e Case Matte, sorto a L’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009, liquidava l’idea di Bertolaso commissario straordinario per il Coronavirus, con uno slogan che l’ANSA riprendeva prontamente: “Bertolaso commissario: mai più”.
Il Comitato andava oltre: “L’Aquila non dimentica, non dimentichiamo L’Aquila” non avendo mai perdonato a Bertolaso una gestione considerata insoddisfacente della ricostruzione del post-terremoto dopo che questi era stato commissario e il Comitato lo aveva accusato, in più occasioni, di avere trascinato “la protezione civile nel suo punto più basso, con gli scandali degli appalti in emergenza affidati alle ‘cricche’ e una deriva autoritaria che stava giungendo a compimento con la nascita della Protezione Civile Spa, che allora contribuimmo fortunatamente a sventare”.
Erano i tempi del governo di centrodestra di Silvio Berlusconi, sponsor magnisissimo di Bertolaso da sempre, e in quel governo la Lega oggi Lega di Salvini, c’era già; è stata infatti la longa manus leghista che ha prontamente recuperato il Bertolaso quale braccio destro di Fontana per la costruzione di un ospedale di cui il presidente della Lombardia delira da giorni per il quale non ci saranno né medici né strutture, ma ci sarà Bertolaso, al costo simbolico di un euro.
E’ sempre il Comitato 3 e 32 e Case Matte a definire, in quel comunicato del 10 marzo, “criminale” l’idea di “Matteo Renzi sulla nomina di Guido Bertolaso a super commissario per l’emergenza Covid-19” idea che, momentaneamente non è andata in porto nonostante il pressing salviniano e sottolinea che “da aquilani e aquilane non possiamo che rimanere sgomenti di fronte a una simile prospettiva”, il riferimento è alla possibile nomina andata poi in porto in Lombardia mascherata da consulenza a un euro: il Comitato ricorda poi “la totale mancanza di coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni locali nelle scelte circa il futuro del territorio” de L’Aquila nel post terremoto, insieme alla “folle militarizzazione, il divieto di assemblee e volantinaggio nelle tendopoli, la criminalizzazione di ogni forma di opposizione (con oltre 50 denunciati tra gli attivisti del post sisma), il rifiuto di ogni confronto democratico, il tutto coperto da una propaganda vergognosa che raccontava un ipocrita ‘miracolo aquilano’, provando a far credere che la ricostruzione fosse già finita, quando in realtà non era nemmeno cominciata“.
Un comunicato che arriva da L’Aquila che ancora non c’è. E sono passati undici anni. Sono “i nuovi miracoli italiani” promessi da Berlusconi che non si sono mai avverati.
(17 marzo 2020)
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